 |

|
|
|
Samedi 11 septembre 2004
a été présenté le livre "Memorie artistiche" de
Nardo Dunchi, introduction de Francesca Nicoli,
éditeur Roberto Meiattini.
En ont discuté Aldo Canali Industriel
et Francesca Nicoli auteur de
l'essai introductif.
L'événement s'est tenu dans le cadre de l'exposition
personnelle Patty Matilde Nicoli "Sculture e pitture",
au siège de la circonscription n. 1 et
2, Place de l'Académie, 1 Carrare.
La Nazione - 13/09/2004
«Arte, quel soffio divino» by Eleonora Prayer
CARRARA — «L’arte è quel soffio di vita che Dio infuse alla creta quando
creò Adamo. Prerogativa di pochi, non appartiene alle masse di sedicenti
artisti che credono che il soffio divino non sia altro che uno spiffero
d’aria». Così parlò Zarathustra? No, così si è espresso Nardo Dunchi, tra
memorie bibliche e dannunziane, sabato pomeriggio nella sede di Piazza
Accademia, dove Francesca Nicoli e Aldo Canali hanno presentato al folto
pubblico l’ultimo libro del «ribelle». Titolo: «Memorie Artistiche».
Edizioni: Roberto Meiattini. Francesca Nicoli ha illustrato con maestria
la personalità di Nardo: «Scrittore... alla Dunchi, tra piccole croci
ortografiche ma grandi delizie di argomenti, non pochi dei quali inediti.
Curiosissimi, poetici. Vera epica per uno spaccato di vita vissuta nel
secolo scorso, da un personaggio che vorrebbe obbligare la luce. Pensiero
stupendo. Mirabolante, contemplato solo da Arturo Martini maestro scultore
e amico di Nardo». L’imprenditore Aldo Canali ha rammentato che Dunchi ha
un albero che reca vergato il suo nome nella «Foresta Dei Mille Poeti» a
Vesdun nel centro della Francia. «Una quercia per Nardo... Non poteva
essere altrimenti, per similitudine di elementi naturali diversi, ma tanto
affini». E di quando all’indomani dell’11 Settembre 2001, in piena
tragedia a New York, artista ed imprenditore spedirono al Sindaco Rudolph
Giuliani un’opera lignea di Dunchi: omaggio alle povere vittime del
terrorismo. Nessuna polemica su «Armonia di luci e ombre»: simulacro
recentemente imbrattato per protesta, proprio dall’artista che l’ha creato.
«Nardo è l’evangelista di Dunchi, e viceversa - sottolinea un amico che
gradisce l’anonimato - ma è anche uomo che cerca la luce perché non è mai
stato prigioniero delle tenebre. La luce, contrario di oscurità: simbolo
di evoluzione. Fu scultore e pellegrino errabondo a Parigi. Sui sentieri
di guerra a Boves. «Marò» su isole felici, o nelle profondità del mare
azzurro tra Gorgona, Tino, Capraia e Bocca di Magra. Alpinista in
ascensioni vertiginose. «Viveur» in pomeriggi infuocati, aurore e notti
profonde. Uomo forte, robusto, primitivo. Di fascino particolare Nardo
Dunchi emana e suscita miriadi di sensazioni. Come nel suo libro.
|
|
|
|
|